Ma che Datagate è?
La tempesta perfetta di Glenn Greenwald, il giornalista e attivista che da mesi orchestra un crescendo di rivelazioni estratte dai dossier Snowden sui piani di spionaggio e controllo della Nsa, martedì ha dovuto frangersi contro le dichiarazioni rese dai capi dello spionaggio americano nel corso di un’audizione davanti alla commissione Intelligence della Camera dei Rappresentanti. La serie di rivelazioni fatte dai media francesi, spagnoli e italiani sulle decine di milioni di chiamate ed email raccolte dall’Agenzia per la sicurezza americana “è completamente falsa”.
11 AGO 20

La tempesta perfetta di Glenn Greenwald, il giornalista e attivista che da mesi orchestra un crescendo di rivelazioni estratte dai dossier Snowden sui piani di spionaggio e controllo della Nsa, martedì ha dovuto frangersi contro le dichiarazioni rese dai capi dello spionaggio americano nel corso di un’audizione davanti alla commissione Intelligence della Camera dei Rappresentanti. La serie di rivelazioni fatte dai media francesi, spagnoli e italiani sulle decine di milioni di chiamate ed email raccolte dall’Agenzia per la sicurezza americana “è completamente falsa”, ha detto Keith Alexander, direttore della Nsa, sentito dalla commissione assieme al direttore dell’intelligence James Clapper. Quei dati erano in gran parte raccolti dai servizi europei, che poi li condividevano con l’intelligence americana. Gli obiettivi delle intercettazioni, inoltre, erano in zone di guerra come il Mali o l’Afghanistan, o legati a operazioni contro gruppi jihadisti. La Nsa, dunque, non faceva pesca a strascico nelle nostre vite: “Non raccoglievamo informazioni sui cittadini europei”, ha detto Alexander alla commissione. “Si trattava di informazioni che noi e i nostri alleati della Nato usavamo per difendere i nostri paesi e per salvaguardare le operazioni militari”.
C’era qualcosa che non andava in questo Datagate in cui i servizi segreti di mezza Europa apparivano inermi davanti allo strapotere della Nsa, mentre la politica inscenava una protesta vociante ma spuntata e sembrava più che altro vogliosa di partecipare alla festa. In Italia, dove l’Nsa avrebbe effettuato 46 milioni di intercettazioni in un mese, il presidente del Consiglio Enrico Letta riferirà alla Camera a novembre, e martedì ha detto di “voler andare fino in fondo” sulla questione, ma finora, al contrario di quanto avvenuto in Francia e Spagna, il governo non ha nemmeno convocato l’ambasciatore americano, John Phillips. A Parigi, osservata speciale, domina l’imbarazzo: ci spiano, ma noi spiamo ancora di più – le ultime rivelazioni parlano di dossieraggi interni, già rinominati “Hollandegate”.
Le novità sull’origine della raccolta di dati in Europa non riguardano le intercettazioni ai capi di stato. Quelle c’erano, ci sono sempre state e sono del tutto giustificate, ha detto James Clapper alla commissione. Non c’è niente di strano nell’intercettare i leader stranieri, anche alleati. E’ un “dato fondamentale” dell’intelligence, un’operazione basilare che fanno tutti da decenni. Gli alleati dell’America spiano l’America? “Assolutamente”, ha risposto Clapper alla commissione. I tentativi europei di penetrare nelle comunicazioni dei leader americani sarebbero una routine.
E’ un altro motivo delle moderate reazioni europee: l’America è tutt’altro che isolata nelle sue attività di spionaggio. Il magazine conservatore francese Valeurs Actuelles pubblica oggi le rivelazioni su un “cabinet noir” dentro l’Eliseo che avrebbe violato gli archivi (protetti dalla legge) dell’ex presidente Nicolas Sarkozy per trovare collegamenti torbidi con l’imprenditore e politico (socialista, indipendente, sarkozista, infinitamente inquisito) Bernard Tapie. Un comunicato della presidenza ha smentito ogni accusa, ma su Twitter è già nato l’hashtag #Hollandegate.
E’ un altro motivo delle moderate reazioni europee: l’America è tutt’altro che isolata nelle sue attività di spionaggio. Il magazine conservatore francese Valeurs Actuelles pubblica oggi le rivelazioni su un “cabinet noir” dentro l’Eliseo che avrebbe violato gli archivi (protetti dalla legge) dell’ex presidente Nicolas Sarkozy per trovare collegamenti torbidi con l’imprenditore e politico (socialista, indipendente, sarkozista, infinitamente inquisito) Bernard Tapie. Un comunicato della presidenza ha smentito ogni accusa, ma su Twitter è già nato l’hashtag #Hollandegate.
In un post sul suo blog, Glenn Greenwald ha rigettato le dichiarazioni di Alexander e Clapper. Vi fidate ancora di persone che hanno mentito al Congresso?, ha scritto, aggiungendo che in ogni caso aveva già pubblicato notizie sulla collaborazione dei servizi stranieri con la Nsa. Ma le novità sul caso Datagate, se confermate, sono la prima prova della fallacia del dossier Snowden. L’ombra del grande fratello americano sull’Europa era in realtà una coordinata operazione Nato. I documenti di Snowden, forse per la loro natura (da quanto mostrato finora si tratta soprattutto di presentazioni a uso dell’azienda, non di materiale operativo), non sono stati in grado di svelare questo tassello. Greenwald non è riuscito a intuirlo, e ha confezionato su dati incompleti un potenziale crac diplomatico.